Ref. VedaBase: Lettera a Madhusudana, Los Angeles, 1 febbraio 1968
Ref. VedaBase: Lettera a Madhusudana, Los Angeles, 1 febbraio 1968
“The Harmonist”.1934
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Srila Bhaktisiddhanta e Srila Prabhupada |
“Nonostante Abhay fosse attratto dal nazionalismo, qualcosa durante il breve incontro con Bhaktisiddhanta aveva fatto battere forte il suo cuore. Il loro colloquio non era durato tanto, forse un’ora; tuttavia, in quel breve lasso di tempo Bhaktisiddhanta era riuscito a confutare le teorie di Abhay secondo cui Dio occupava un posto di secondo piano rispetto alla politica e che l’indipendenza offriva una soluzione duratura ai mali dell’India. L’India soffriva a causa della mancanza di una rivoluzione spirituale, affermava Bhaktisiddhanta, e battersi per l’indipendenza politica non faceva altro che distrarre dall’unica vera e fondamentale campagna lanciata da Caitanya Mahaprabhu, quella di rimettere Dio al suo posto nel Creato. Il ruolo dei britannici era irrilevante; non soltanto l’India, ma l’intera umanità aveva bisogno di essere liberata.
In realtà, era accaduto qualcosa di più.
“Fu proprio durante il mio primo darshana”, o incontro, come scrisse Abhay più tardi, “che imparai ad amare”. Alla presenza del suo guru, alcuni tratti di Abhay, sviluppati grazie alla formazione vaisnava, tra i quali la compassione, la chiamata al servizio, la visione del divino nel cuore di ogni creatura terrena, si fusero. Non gli occorse una vita di sofferenza per prepararsi a tale epifania. Già a ventisei anni Abhay aveva visto del mondo materiale quanto bastava per capire che non era un luogo ospitale. Amava sua madre, ma il suo amore non poteva impedire che lei morisse. Amava la sua famiglia, ma nulla l’avrebbe tenuta in vita per sempre. Niente dura in questo mondo, ma l’anima non viene mai distrutta. Solamente allora, alla presenza di qualcuno che viveva al di fuori del tempo fisico, cominciò a intravedere le implicazioni che quella verità avrebbe significato per il mondo intero.
La trasformazione di Abhay nel più grande missionario moderno della storia che ha dedicato la sua vita al servizio di Krishna, non è avvenuta tutta in un istante, bensì durante un percorso di evoluzione che si è svolto nei successivi quarant’anni. Tuttavia, l’incontro con il suo guru fu fondamentale perché servì ad alzare il sipario sul resto della sua vita”.
Da “Uno Swami in terra straniera” di Joshua M.Greene
“La visione vedica asserisce che la coscienza non è il prodotto di una combinazione chimica o di leggi fisiche, come la maggior parte delle scienze sperimentali sostiene, e Srila Prabhupada spronava i suoi studenti s essere fortemente assertivi su questo punto. Non mi sembra ci abbia mai incoraggiato ad essere pacifici o tranquilli. Al contrario, erano frequenti i riferimenti alla lotta contro maya (illusione), che consisteva nel lavorare diligentemente per smascherare la fallacia della convinzione che la coscienza ha un inizio o una fine. La vita, insisteva, è eterna.
Prabhupada portò a termine la sua missione durante gli anni Sessanta e Settanta, quando ci si aspettava che i maestri spirituali fossero pacifisti. Egli ribaltò tale credenza. Ad esempio, non si schierò contro la scienza, ma definì “diabolici” gli scienziati che presumevano di togliere Dio dalla creazione. Sono anche noti i suoi apprezzamenti nei confronti degli hippie riguardo la scelta di manifestare la loro insoddisfazione verso il consumismo. Condannava, infine, il governo statunitense per il fatto di inviare i giovani a morire sui campi di battaglia e di non riuscire a fornire loro una direzione spirituale. Una delle sue azioni più controverse fu quella di premiare i suoi studenti con l’Iniziazione Braminica, che fondamentalmente innalzava un’occidentale laico della “casta bassa” a sacerdote della “casta alta”, un’innovazione che fece adirare la gerarchia religiosa. Attraverso questo attivismo spirituale, pose le basi per una nuova generazione di uomini santi.
Da” Uno Swami in terra straniera”
di Joshua M. Greene (Yogesvara das)
Dr. Patel: L’altra mattina,
quando quella giovane donna ti disse, “Pratico la medicina e servo la
gente,” tu replicasti invariabilmente, “Sei una sciocca”.
Srila Prabhupada:
Sì. Non sta servendo nessuno. Ovviamente, stando a quanto si dice,
“tutti servono,” servono il denaro. Tutti servono, ma se non vengono
pagati, niente servizio. Questo non è servizio. Nel mondo materiale
ognuno serve qualcun altro, perché tutti sono servitori per natura.
Dr. Patel: Serve tutti.
Srila Prabhupada:
No, no. Come dice il proverbio inglese, “Chi serve tutti non serve
nessuno.” Il servizio è necessario in ogni caso. Non si può vivere senza
servire; non è possibile. Tutti noi serviamo qualcuno, ma il risultato
del servizio materiale è spiacevole. Prima ho citato l’esempio del
Mahatma Gandhi, che rese un grande servizio e poi venne ucciso. Venne
ucciso. Chi lo uccise non si fermò a pensare, “Oh, questo vecchio
gentiluomo ci ha reso un grande servizio. Anche se non condivido le sue
idee, come posso ucciderlo?” La gente è talmente ingrata, non è così?
Puoi offrirle il servizio migliore e non sarà mai soddisfatta.
Dr. Patel: Il servizio di Gandhi – compiva il suo dovere prescritto.
Srila Prabhupada:
No, non proprio. Innanzitutto definiamo il servizio. Che cos’è? Il
servizio implica la presenza di un servitore e di un padrone. È lo
scambio tra il servitore e il padrone, ma noi abbiamo creato moltissimi
falsi padroni: la moglie, il capofamiglia, il capo di Stato, il
presidente della Corte di giustizia, questo padrone e quell’altro. Non è
così? E li serviamo. “Oh, è mio dovere, devo servirli.” Ma se chiedi a
qualcuno di questi padroni se è soddisfatto, dirà, “Cos’hai fatto per
me?”
Dr. Patel: Il padrone non sarà soddisfatto.
Srila Prabhupada:
No, questi padroni auto-nominati non saranno mai soddisfatti e in
realtà servendo loro cerchiamo di servire e soddisfare i nostri sensi.
Servo mia moglie perché penso che soddisferà i miei sensi, quindi non
servo lei ma i miei sensi. In ultima analisi, siamo servitori dei nostri
sensi e di nessun altro. Questa è la nostra posizione materiale. Sì, in
ultima analisi siamo servitori dei nostri sensi. Sono un servitore per
natura, ma essendo condizionato dall’energia materiale, ora servo i miei
sensi. Tuttavia, i miei sensi non sono indipendenti. Sono completamente
dipendenti.
Per esempio, sto muovendo le mani, ma se il vero
padrone delle mie mani, Krishna, le paralizzasse, non le muoverei più.
Né posso rivitalizzare i centri nervosi delle mie mani; quindi, sebbene
io mi ritenga il padrone delle mie mani, delle mie gambe e di tutto il
resto, in realtà non lo sono. Il padrone è un altro. Uno dei tanti nomi
di Krishna è Hrisikesa, “creatore e padrone dei sensi”. Per questa
ragione dobbiamo offrire il nostro servizio a Krishna. Hrisikena hrisikesa-sevanam bhaktir ucyate:
abbiamo cercato di servire i nostri sensi in tanti modi, ma se li
usiamo al servizio del Padrone dei sensi, otteniamo la soddisfazione
spirituale della bhakti, la devozione. Il servizio devozionale a
Krishna è il vero servizio, non è un servizio ai sensi inerti ma al
Padrone vivente dei sensi. È questa la vera soddisfazione. Sono dunque
un servitore per natura, non posso diventare il padrone. La mia
posizione è servire e se non servo il Padrone dei sensi, dovrò servire i
sensi e restare insoddisfatto.
Dr. Patel: Ogni uomo deve comunque adempiere i propri doveri prescritti verso la moglie, la famiglia, la nazione e il governo.
Srila Prabhupada: Sì.
Dr. Patel:
Abbiamo corpi e sensi diversi, che determinano doveri diversi. Una
persona agirà nel ruolo di sacerdote o insegnante, un’altra amministrerà
e si occuperà dell’assetto militare, un’altra ancora farà l’operaio o
l’artigiano. Quando tutti questi doveri sono svolti in modo
disinteressato, sono validi quanto la devozione a Dio.
Srila Prabhupada:
No, no. Il distacco dai frutti dell’azione non è sufficiente. Occorre
fare di più. Bisogna dare i frutti a Krishna, dare a Krishna il
risultato dei doveri prescritti. Se guadagni un milione di dollari, non
lo tenere per te e non sprecarlo per la tua famiglia. Dai i frutti a
Krishna. Questo è vero servizio. Tu fai il medico; dai il tuo guadagno a
Krishna, così diventerai perfetto. Dobbiamo solo assicurarci che
Krishna sia soddisfatto delle nostre azioni. Egli dice yat karosi: “Non importa quello che fai”. Tat kurusva madarpanam:
“Offri tutto a Me.” [Srila Prabhupada ride] Ma la gente dice, “No, no,
Signore, ti servo, ma i soldi restano nelle mie tasche.”
Dr. Patel: Tutto appartiene a Krishna. Come puoi offrirGli qualcosa? Anche solo una foglia?
Srila Prabhupada:
Oh sì, sì. Come fanno questi ragazzi e queste ragazze, che hanno dato
la loro vita. Non chiedono soldi: “Caro signore, dacci un po’ di soldi
per andare al cinema.” Offrono il loro servizio e danno tutto. Non sono
poveri, guadagnano, ma è tutto per Krishna. Se dividi la tua entrata,
destinandone una parte a Krishna e una alla tua gratificazione dei
sensi, allora Krishna dice ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham: “Nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso.”
Se
spendi il cento per cento della tua energia per Krishna, Krishna è tuo
al cento per cento. Se invece spendi per Lui l’uno per cento, è tuo solo
all’uno per cento. Risposta proporzionale. Il nostro Movimento si è
diffuso nel mondo perché abbiamo ragazzi e ragazze che hanno dedicato
ogni cosa a Krishna. Per questa ragione si è espanso così rapidamente.
Non pensano a loro stessi, ma solo a servire Krishna. Samsiddhir haritosanam: la perfezione più alta è soddisfare Dio, la Persona Suprema.
A proposito della ricerca del fine supremo della vita, Caitanya Mahaprabhu racconta un aneddoto tratto dal commento di Madhva al quinto Canto dello Srimad-Bhagavatam (Madhva-bhasya, 5.5.10-13). La storia racconta che l’astrologo Sarvajna aveva offerto i suoi insegnamenti a un povero che era andato da lui per farsi predire il futuro. Esaminando l’oroscopo dell’uomo, Sarvajna fu stupito di vederlo così povero e gli disse: “Ma perché sei così infelice? Vedo dal tuo oroscopo che possiedi un tesoro nascosto, ereditato da tuo padre. L’oroscopo dice pero’ che tuo padre non ha potuto comunicarti il segreto, perché è morto in un paese straniero, ma ora tu puoi cercare il tesoro lasciato da tuo padre ed essere felice.” Questa storia è citata per indicare che l’essere individuale soffre perché non conosce il tesoro nascosto del suo Padre supremo, Krishna. Questo tesoro e’ l’amore per Dio, e tutte le Scritture vediche consigliano all’anima condizionata di cercarlo. Come e’ affermato nella Bhagavad-gita, l’anima condizionata, pur essendo figlia dell’infinitamente ricco, Dio, la Persona Suprema, non se ne rende conto. Per questa ragione gli sono state date le Scritture vediche, al fine di aiutarla a ritrovare suo Padre e la sua eredità. L’astrologo Sarvajna consigliò ancora il povero: “Non scavare a sud della tua casa per trovare il tesoro nascosto, altrimenti sarai attaccato da una vespa velenosa e rimarrai deluso. Dovrai cercare a oriente, dove c’è la vera luce, il servizio devozionale, la coscienza di Krishna. A sud si trovano i rituali menzionati dalle Scritture vediche, a occidente la conoscenza empirica speculativa, e a nord lo yoga della meditazione.” Tutti devono considerare attentamente il consiglio di Sarvajna. Chi cerca lo scopo supremo attraverso le cerimonie rituali rimarrà deluso. Questo metodo comprende la celebrazione di riti sotto la guida di un sacerdote che riceve uncompenso per il suo servizio. L’uomo pensa di poter raggiungere la felicita’ compiendo questi riti, ma anche se ne trae qualche guadagno, si tratta di un guadagno temporaneo. Le sue sofferenze materiali continueranno. Non riuscirà mai quindi a essere veramente felice seguendo le pratiche rituali, anzi, le sue sofferenze materiali aumenteranno sempre più. Scavare a nord per cercare il tesoro nascosto è un’allegoria che indica la ricerca spirituale attraverso il metodo di meditazione yoga. Chi pratica questo metodo si considera uno con il Signore Supremo, ma il fatto di fondersi nel Supremo è per l’essere individuale come essere ingoiati da un grosso serpente. Qualche volta un grosso serpente ingoia un serpente più piccolo, e il fondersi nell’esistenza spirituale del Supremo non e’ molto differente. Il serpente più piccolo che cerca la perfezione è divorato da quello più grosso, e questa non e’ ovviamente una soluzione. Anche sul lato occidentale c’è un ostacolo nella forma dello yaksa, lo spirito maligno che protegge il tesoro. Il fatto è che il tesoro nascosto non potrà essere raggiunto da una persona che cerca il favore dello yaksa per farselo consegnare. Il risultato sarà soltanto quello di farsi uccidere. Questo yaksa rappresenta la mente dedita alla speculazione, e in questo caso il metodo speculativo per raggiungere la realizzazione del sé, detto jnana, è un proposito suicida. L’unica possibilità consiste dunque nel cercare il tesoro nascosto scavando sul lato orientale con il metodo del servizio devozionale, in piena coscienza di Krishna. In verità, il metodo del servizio devozionale è l’eterno tesoro nascosto, e chi lo raggiunge diventa eternamente ricco. Chi è povero di servizio devozionale da offrire a Krishna ha sempre bisogno di guadagni materiali. Talvolta subisce i morsi di creature velenose, talvolta resta deluso; talvolta perde la propria identità seguendo la filosofia del monismo, o viene ingoiato da un grosso serpente. Soltanto lasciando tutto questo e diventando stabile nella coscienza di Krishna, il servizio devozionale offerto al Signore, si raggiunge la perfezione della vita.
Questa conversazione tra Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e l'assistente sociale Ashoka Chugani si svolse a Bombay, India.
Sig. Chugani: Mi sono reso conto che questo vostro movimento per la Coscienza di Krishna sta dando in India un contributo molto prezioso. Probabilmente voi saprete anche del nostro successo. Stiamo facendo in modo di poter effettuare interventi agli occhi a favore di molti abitanti della zona di Bombay che ne hanno grande necessità. Siamo attrezzati per 5.200 pazienti.
Srila Prabhupada: Noi seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. La Bhagavad-gita non insegna che per aiutare la gente occorre prendersi cura dei loro occhi. Krishna non ci insegna questo tipo di filosofia nella Bhagavad-gita. E' una vostra idea. Noi invece seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. Questa è la differenza fra il vostro lavoro e il nostro. Il nostro programma consiste, piuttosto che curare solo gli occhi delle persone, nel dare loro la vera cura. Se si dà a una persona la Coscienza di Krishna, questa non dovrà più rinascere in questo mondo materiale. Il che significa non avere più questo corpo materiale, non avere più occhi, non avere più malattie. Questo è la vera cura contro la sofferenza.
Qualcuno si prende cura degli occhi, altri si prendono cura dello stomaco, dei denti o di qualcos'altro... Ma questo non risolve il problema. Il vero problema, come dice la Bhagavad-gita, è janma-mrityu-jara-vyadi: nascita, morte, vecchiaia e malattia. Dato che sei nato, hai questi occhi e così puoi avere malattie agli occhi. Nascita, morte, vecchiaia e malattia: avendo accettato di nascere, devi anche accettare la vecchiaia, la malattia e la morte. Gli ospedali possono offrire un sollievo temporaneo, ma non è una soluzione definitiva. La soluzione è porre fine alla nascita, alla morte, alla vecchiaia e alla malattia. Se si giunge a questa soluzione, non ci saranno più problemi agli occhi, mai più. Supponiamo che un ammalato vada dal dottore per farsi curare. I suoi sintomi a volte sono mal di testa, a volte male agli occhi, a volte mal di stomaco. Ora, se il medico desse medicine solo contro i sintomi, sarebbe una cura? No. Quest'uomo ha una malattia e, se si cura la malattia, automaticamente verranno curati i sintomi.
Allo stesso modo, tutti in questo mondo materiale soffrono per le ripetute nascite e morti. Ma la Bhagavad-gita dà la vera cura: come non nascere di nuovo in questo mondo materiale. Krishna ci consiglia nella Bhagavad-gita di tollerare questa sofferenza temporanea. Proprio come il corpo non è permanente, così anche le malattie non sono permanenti. Bisogna tollerare la temporanea sofferenza e risolvere il vero problema: dobbiamo fermare il ripetersi delle nascite e delle morti. Ma la gente non sa che nascita e morte possono essere fermate e così si impegnano a risolvere i loro problemi temporanei. La Bhagavad-gita spiega in che modo, nel lasciare il corpo al momento della morte, si può tornare a casa, tornare a Krishna: tyaktva deham punar janma naiti mam eti. Basta con le nascite in questo mondo materiale: questa è la vera cura a tutte le sofferenze.
Sig. Chugani: E per quanto riguarda il problema della fame? Noi stiamo lavorando per risolvere...
Srila Prabhupada: La fame? Questo non è un problema. I Veda dicono: nityo nityanam cetanas cetananam - eko bahunam yo vidadhati kaman. Dio provvede perfettamente al cibo per tutti gli esseri viventi. Se a qualcuno manca del cibo non è che una benedizione. E' un piano di Dio per correggerlo. Supponiamo che un bambino sia ammalato e che suo padre non gli dia da mangiare. Non si tratta di soffrire la fame ma di ricevere una benedizione dal proprio padre. E' una cura. Perché il bambino dovrebbe lamentarsi? Il cosiddetto problema della fame non è che un'invenzione della mente. Ma noi non inventiamo niente, noi prendiamo la nostra conoscenza dalle scritture. Tat te 'nukampam susamiksamano bhunjana evatmakrtam vipakam: se un devoto del Signore soffre la fame, non si lamenta.
La considera una benedizione: "Ho fatto qualcosa di male così Dio mi ha messo in difficoltà. Non è che una Sua benedizione". Questo è il nostro modo di vedere, queste sono le scritture. La gente fa spesso questa domanda: "Come può Dio essere duro con alcuni e generoso con altri? E' un'ingiustizia". Dio è buono ma la gente non Lo capisce. Quando manca l'intelligenza, quando si vede che la gente soffre la fame si dice che Dio non è buono. Ma il fatto è che siete voi a non essere buoni. Ognuno soffre per colpa propria. Così un devoto vede la sofferenza come una benedizione di Krishna e poiché il devoto pensa in questo modo, la sua liberazione è garantita (muktipade sa dayabhak).
Sig. Chugani: Le vie del Signore sono difficili per noi da capire. Sembrano proprio ingiuste.
Srila Prabhupada: In realtà voi non credete in Dio. E questo è il vero problema. Voi credereste in Dio solo se Dio fosse un vostro servitore o fosse pronto a soddisfare i vostri ordini. Uno dei miei confratelli, dalla Germania, mi ha detto che nella seconda guerra mondiale, quando i tedeschi andarono a combattere, tutte le donne furono lasciate a casa. Così le donne andavano in chiesa a pregare Dio affinché i loro mariti, i loro padri e i loro figli tornassero a casa. Ma nessuno di loro tornò e tutte diventarono atee.
Solamente per cantare un po', mangiare un po' di Prasadam, partecipare al darshana delle Divinità, offrirle un poco di adorazione, fare un poco di servizio, si potrà ottenere la più sublime meta dell’esistenza. È una cosa da non credere, perché se veramente ci credessimo, lo metteremmo in pratica. Lo metteremmo in pratica molto intensamente, lo prenderemmo molto sul serio, ma per prenderlo sul serio occorre ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare; questo significa educarsi. Educarsi non significa informarsi, ma significa trasformarsi, e trasformarsi significa applicare la conoscenza, applicare ciò che si è compreso, ciò che si è capito. Non è che io seguo una cosa e ne pratico un’altra; a cosa servirebbe? Se so che due più due fa quattro, ma quando lo metto in pratica affermo che fa cinque, tutto il risultato è sbagliato. Quindi, ho la conoscenza ed ho l’informazione; l’informazione è per la formazione, e così dobbiamo applicare la formazione. Applicare la conoscenza affinché ci sia formazione. Se non applichiamo la conoscenza per ottenere una formazione, allora non saremo formati dalla conoscenza, ma continueremo ad essere formati da Maya, continueremo ad essere formati dai nostri capricci, formati dalla nostra mente.
di
Srila Bhaktikavi Atulananda Swami
La seguente conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta
Swami Prabhupada e un ospite si è svolta nel settembre del 1968
al Centro Hare Krishna di Seattle
Ospite: Puoi spiegare che cosa è la sottomissione?
Srila Prabhupada: Sottomissione? Sì è semplice. Tutti devono essere sottoposti a qualcun altro. Tu non sei sottoposto a qualcuno?
Ospite: A livello materiale sì, ma spiritualmente non mi sento subordinato a nessuno.
Srila Prabhupada: Se comprendi il significato della vita spirituale, capirai che anche tu sei subordinato perché la tua natura è di essere subordinato. Che cosa intendi per spirituale e materiale?
Ospite: Bene, per esempio nel lavoro sono sottoposto al mio capo, ma per quanto riguarda il mio vero essere, quello spirituale, non mi sento sottoposto al mio capo né a nessun altro. In altre parole, non sento di dovermi inchinare davanti a nessuno, né che qualcun altro debba inchinarsi davanti a me.
Srila Prabhupada: Perché non vuoi inchinarti?
Ospite: Perché penso che non devo niente a nessuno, né che qualcuno mi debba qualcosa.
Srila Prabhupada: Ecco, è proprio questa la malattia materiale. Siamo obbligati ad inchinarci, tuttavia pensiamo di non doverlo fare. Questa è la malattia.
Ospite: Nessuno può costringermi ad inchinarmi.
Srila Prabhupada: Cerca di capire. Dici di non volerti inchinare — è giusto?
Ospite: Sì, fondamentalmente è vero.
Srila Prabhupada: Perché?
Ospite: Perché non mi sento inferiore a nessuno.
Srila Prabhupada: Questa è la malattia dell’esistenza materiale. Hai diagnosticato la tua malattia. Tutti pensano: “Voglio essere il padrone. Non voglio inchinarmi.” Tutti pensano così. Non sei il solo ad avere questa malattia; tutti hanno questa mentalità malata: “Perché devo inchinarmi? Perché devo essere sottoposto?” La natura però mi costringe ad essere sottoposto. Ora, perché le persone muoiono? Sai rispondere a questa domanda?
Ospite: Perché le persone muoiono?
Srila Prabhupada: Sì, nessuno vuole morire, eppure tutti muoiono. Perché?
Ospite: Sì, la morte è una realtà biologica.
Srila Prabhupada: Questo significa che la biologia è una forza! Tu sei sottoposto alla biologia. Allora perché dici di essere indipendente?
Ospite: Sì, sento di esserlo.
Srila Prabhupada: Ti sbagli. Questo è il punto. Tu sei sottoposto alla biologia e devi inchinarti. Quando viene la morte non puoi dire: “Oh, io non ti obbedisco.” Perciò tu non sei indipendente.
Ospite: Sì, io sono subordinato a Dio.
Srila Prabhupada: No, per ora lascia da parte Dio. Dio è molto lontano. Ora stiamo parlando della natura materiale. Cerca di capire che sebbene tu non voglia morire, sei costretto a morire perché non sei indipendente.
Ospite: Oh, sì, questo va bene.
Srila Prabhupada: Allora puoi comprendere la tua posizione di essere subordinato. Non puoi affermare: “Sono libero; sono indipendente.” Se pensi di non voler essere subordinato, di non doverti inchinare, allora sei malato.
Ospite: Va bene. Ma a chi o a che cosa dovrei inchinarmi?
Srila Prabhupada: Prima di tutto cerca di capire bene qual è la tua malattia. Poi ti prescriveremo la medicina. T’inchini alla morte, t’inchini alla malattia, t’inchini alla vecchiaia — t’inchini davanti a moltissime cose. Sei costretto ad inchinarti, tuttavia pensi ancora: “Non posso inchinarmi; non mi piace inchinarmi.” Però devi inchinarti. Perché dimentichi la tua posizione? Questa dimenticanza è la tua malattia. Il passo successivo è capire che poiché sei costretto ad inchinarti, devi trovare il modo di essere felice anche inchinandoti. E questo è Krishna. Dovrai continuare ad inchinarti, perché sei fatto per questo, ma se t’inchini a Krishna e al rappresentante di Krishna, sarai felice. Questa è la differenza.
Se non t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai costretto ad inchinarti a qualcos’altro, a maya [la natura materiale di Krishna]. Questa è la tua posizione. Non sarai mai libero. Se invece t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai felice. Per esempio, un bambino s’inchina sempre davanti ai suoi genitori ed è felice. Sua madre dice: “Mio caro figlio, per piacere vieni a sederti qui.” “Sì,” dice il bambino ed è felice. Questa è la natura della relazione del bambino con sua madre. Nello stesso modo Krishna e il Suo rappresentante sono come genitori amorevoli e noi siamo come bambini indifesi nelle grinfie di maya. Se invece c’inchiniamo davanti a loro saremo salvi e felici. Perciò non puoi evitare d’inchinarti — non è possibile. Devi solo trovare le persone adatte a cui inchinarti. Questo è tutto. Se pensi artificiosamente: “Non m’inchinerò davanti a nessuno; sono indipendente,” allora soffrirai. Devi inchinarti soltanto davanti alle persone giuste — cioè a Krishna e al Suo rappresentante.
Questa conversazione tra Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e l'assistente sociale Ashoka Chugani si svolse a Bombay, India.
Sig. Chugani: Mi sono reso conto che questo vostro movimento per la Coscienza di Krishna sta dando in India un contributo molto prezioso. Probabilmente voi saprete anche del nostro successo. Stiamo facendo in modo di poter effettuare interventi agli occhi a favore di molti abitanti della zona di Bombay che ne hanno grande necessità. Siamo attrezzati per 5.200 pazienti.
Srila Prabhupada: Noi seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. La Bhagavad-gita non insegna che per aiutare la gente occorre prendersi cura dei loro occhi. Krishna non ci insegna questo tipo di filosofia nella Bhagavad-gita. E' una vostra idea. Noi invece seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. Questa è la differenza fra il vostro lavoro e il nostro. Il nostro programma consiste, piuttosto che curare solo gli occhi delle persone, nel dare loro la vera cura. Se si dà a una persona la Coscienza di Krishna, questa non dovrà più rinascere in questo mondo materiale. Il che significa non avere più questo corpo materiale, non avere più occhi, non avere più malattie. Questo è la vera cura contro la sofferenza.
Qualcuno si prende cura degli occhi, altri si prendono cura dello stomaco, dei denti o di qualcos'altro... Ma questo non risolve il problema. Il vero problema, come dice la Bhagavad-gita, è janma-mrityu-jara-vyadi: nascita, morte, vecchiaia e malattia. Dato che sei nato, hai questi occhi e così puoi avere malattie agli occhi. Nascita, morte, vecchiaia e malattia: avendo accettato di nascere, devi anche accettare la vecchiaia, la malattia e la morte. Gli ospedali possono offrire un sollievo temporaneo, ma non è una soluzione definitiva. La soluzione è porre fine alla nascita, alla morte, alla vecchiaia e alla malattia. Se si giunge a questa soluzione, non ci saranno più problemi agli occhi, mai più. Supponiamo che un ammalato vada dal dottore per farsi curare. I suoi sintomi a volte sono mal di testa, a volte male agli occhi, a volte mal di stomaco. Ora, se il medico desse medicine solo contro i sintomi, sarebbe una cura? No. Quest'uomo ha una malattia e, se si cura la malattia, automaticamente verranno curati i sintomi.
Allo stesso modo, tutti in questo mondo materiale soffrono per le ripetute nascite e morti. Ma la Bhagavad-gita dà la vera cura: come non nascere di nuovo in questo mondo materiale. Krishna ci consiglia nella Bhagavad-gita di tollerare questa sofferenza temporanea. Proprio come il corpo non è permanente, così anche le malattie non sono permanenti. Bisogna tollerare la temporanea sofferenza e risolvere il vero problema: dobbiamo fermare il ripetersi delle nascite e delle morti. Ma la gente non sa che nascita e morte possono essere fermate e così si impegnano a risolvere i loro problemi temporanei. La Bhagavad-gita spiega in che modo, nel lasciare il corpo al momento della morte, si può tornare a casa, tornare a Krishna: tyaktva deham punar janma naiti mam eti. Basta con le nascite in questo mondo materiale: questa è la vera cura a tutte le sofferenze.
Sig. Chugani: E per quanto riguarda il problema della fame? Noi stiamo lavorando per risolvere...
Srila Prabhupada: La fame? Questo non è un problema. I Veda dicono: nityo nityanam cetanas cetananam - eko bahunam yo vidadhati kaman. Dio provvede perfettamente al cibo per tutti gli esseri viventi. Se a qualcuno manca del cibo non è che una benedizione. E' un piano di Dio per correggerlo. Supponiamo che un bambino sia ammalato e che suo padre non gli dia da mangiare. Non si tratta di soffrire la fame ma di ricevere una benedizione dal proprio padre. E' una cura. Perché il bambino dovrebbe lamentarsi? Il cosiddetto problema della fame non è che un'invenzione della mente. Ma noi non inventiamo niente, noi prendiamo la nostra conoscenza dalle scritture. Tat te 'nukampam susamiksamano bhunjana evatmakrtam vipakam: se un devoto del Signore soffre la fame, non si lamenta.
La considera una benedizione: "Ho fatto qualcosa di male così Dio mi ha messo in difficoltà. Non è che una Sua benedizione". Questo è il nostro modo di vedere, queste sono le scritture. La gente fa spesso questa domanda: "Come può Dio essere duro con alcuni e generoso con altri? E' un'ingiustizia". Dio è buono ma la gente non Lo capisce. Quando manca l'intelligenza, quando si vede che la gente soffre la fame si dice che Dio non è buono. Ma il fatto è che siete voi a non essere buoni. Ognuno soffre per colpa propria. Così un devoto vede la sofferenza come una benedizione di Krishna e poiché il devoto pensa in questo modo, la sua liberazione è garantita (muktipade sa dayabhak).
Sig. Chugani: Le vie del Signore sono difficili per noi da capire. Sembrano proprio ingiuste.
Srila Prabhupada: In realtà voi non credete in Dio. E questo è il vero problema. Voi credereste in Dio solo se Dio fosse un vostro servitore o fosse pronto a soddisfare i vostri ordini. Uno dei miei confratelli, dalla Germania, mi ha detto che nella seconda guerra mondiale, quando i tedeschi andarono a combattere, tutte le donne furono lasciate a casa. Così le donne andavano in chiesa a pregare Dio affinché i loro mariti, i loro padri e i loro figli tornassero a casa. Ma nessuno di loro tornò e tutte diventarono atee.
Nella Bhagavad-gita Krishna spiega di essere Dio, la Persona Suprema, e di apparire ogni volta che i principi religiosi declinano e l’irreligione avanza. Egli apparve sulla Terra 5000 anni fa, quando fu necessario alleviare il pianeta e l’intero universo dal fardello degli atti colpevoli che vi si erano accumulati. Srì Krishna Si prende cura di regolare gli affari della creazione materiale nella Sua forma di Srì Mahà-Visnu, Sua emanazione plenaria.
Quando il Signore discende è detto avatàra, e l’avatàra è una emanazione di Visnu. Mahà-Visnu è la causa originale della creazione materiale e da Lui emana Garbhodakasàyi Visnu, poi Ksìrodakasàyì Visnu, di cui quasi tutti gli avatàra che appaiono nell’universo materiale sono emanazioni plenarie. Perciò ridurre il fardello degli atti colpevoli che pesano sulla Terra non è compito di Srì Krishna in persona. Quando Krishna appare è accompagnato da tutte le emanazioni della categoria di Visnu. Le diverse emanazioni di Krishna, cioè Nàràyana, l’emanazione quadrupla (Vàsudeva, Sankarsana, Pradyumna e Aniruddha), l’emanazione plenaria parziale Matsya, o avatàra-Pesce, gli altri yuga-avatara (avatàra propri di ogni era) e i manvantara-avatàra, o Manu, si riuniscono tutti per apparire contemporaneamente a Krishna, la Persona Suprema. Krishna è il Tutto completo, e tutte le Sue emanazioni plenarie, come tutti gli avatàra, vivono eternamente in Lui.
Quando Krishna apparve, anche Srì Visnu era presente. Krishna discende solo per rivelare i Suoi divertimenti di Vrindavana, per affascinare le anime condizionate, per favorirle e invitarle a ritornare alla loro vera dimora, il regno spirituale.
Dal "Libro di Krishna"
S.D.G.Bhaktivedanta Swami Prabupada
Le Scritture rivelate raggruppano in due categorie le persone che si dedicano alla vita di famiglia; le une sono dette grhastha e le altre grhamedhi. I grhastha vivono con la moglie e i figli, ma si consacrano alla realizzazione della Verità suprema. I grhamedhi, invece, sono coloro che vivono solo per assicurare il benessere dei membri della loro famiglia, in senso più o meno esteso, e invidiano tutti “gli altri”. La parola medhi indica l’invidia verso gli altri, caratteristica dei grhamedhi, che sono interessati soltanto alla loro famiglia. Di conseguenza, un grhamedhi non è mai in buoni rapporti con un altro grhamedhi, e su più vasta scala, una società o una nazione non è mai in buoni rapporti con un’altra società o nazione altrettanto egoista. Nell’età di Kali tutti i capifamiglia sono invidiosi l’uno dell’altro, ciechi come sono alla conoscenza della Verità suprema. Essi hanno molti argomenti – politici, scientifici, sociali, economici e così via – che sono per loro oggetto di ascolto, ma a causa della loro scarsa conoscenza trascurano la questione delle sofferenze fondamentali della vita, cioè la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. In realtà, la vita umana ha lo scopo di mettere un termine definitivo a queste sofferenze, ma il grhamedhi, abbagliato dall’energia materiale, dimentica completamente la realizzazione spirituale. Eppure, la soluzione definitiva ai problemi dell’esistenza è tornare a Dio, nella nostra dimora originale. Solo in questo modo, come afferma la Bhagavad-gita (8.16), scompaiono le sofferenze dell’esistenza materiale -la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte.
La via che conduce a Dio consiste nell’ascoltare ciò che riguarda il Signore Supremo, il Suo nome, la Sua forma, i Suoi attributi, i Suoi divertimenti e la varietà di ciò che Lo circonda. Le persone sciocche ignorano tutto questo. Ascoltano volentieri ciò che riguarda i nomi e le forme di ogni cosa temporanea, ma non sanno usare il loro potere di ascolto per il bene ultimo. Nella loro confusione mettono addirittura per iscritto le loro speculazioni sul nome, la forma e gli attributi della Verità suprema. Bisogna dunque stare attenti a non diventare grhamedi e vivere solo per invidiare gli altri; dobbiamo diventare veri grhastha, secondo il significato indicato dalle Scritture.