domenica 18 giugno 2023

“I CITTADINI DEVONO ESSERE COSCIENTI DI DIO”

Srila Prabhupada parla chiaro


Questa conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e uno dei suoi discepoli si svolse a Bhubaneswar, in India, nel 1877.


Discepolo: Srila Prabhupada, una delle critiche rivolte al nostro Movimento per la Coscienza di Krishna è che seguiamo un’autorità assoluta. La gente ci critica perché ci atteniamo rigidamente alla tua autorità e a quella delle Scritture. Dicono che questo atteggiamento psicologico non è giusto.

Srila Prabhupada: Le loro critiche sono contraddittorie. Se affermano che il principio dell’autorità non va bene, allora perché ci criticano? In realtà, cercano di imporci la loro autorità.

Discepolo: (nel ruolo di oppositore): Non dico che devi accettare me come autorità.

Srila Prabhupada: Allora dici delle sciocchezze. Sei come un commerciante che vende la sua merce, ma al cliente dice: “non devi comperare da me”. A cosa serve questo modo di vendere? A che servono le tue istruzioni, se non devo accettarti come autorità?

Discepolo: Ebbene, tutti devono vivere la loro vita, per cui ogni persona dovrebbe prendere il meglio da molte autorità. Io potrei accettare qualche idea della tua filosofia e altre anche da filosofie diverse. Posso prendere qualunque cosa che penso sia la migliore per me.

Srila Prabhupada: Ma se trovi il meglio di tutto in un unico posto, perché dovresti correre qua e là?

Discepolo: La storia ci insegna che tutte le volte che c’è un’autorità assoluta, ci sono problemi – come la Germania di Hitler – , per esempio.

Srila Prabhupada: L’autorità assoluta è pericolosa quando l’autorità è sbagliata. Ma se l’autorità è giusta, allora va bene – perché puoi sottometterti ad un’autorità e ricevere tutta la conoscenza. E’ come andare ad un supermercato dove possiamo trovare tutto in un unico posto.

Discepolo: Ma la gente spesso confonde la nostra fedeltà alle Scritture con il totalitarismo. Una volta un professore mi disse che se il Movimento per la Coscienza di Krishna fosse diventato potente, probabilmente saremmo intolleranti verso tutte le altre religioni.

Srila Prabhupada: Questo significa che non ci capisce.

Discepolo: Supponi che qualcuno non voglia essere devoto in una società retta da un re o da un presidente coscienti di Krishna. Cosa gli accadrebbe?

Srila Prabhupada: Il re deve punirlo – ne ha il potere. Per esempio, se un bambino dice: “Padre, non credo nell’istruzione, lasciami giocare”. Il padre non lo glielo permetterà mai. Il dovere del re è guidare i cittadini alo stesso modo.

Discepolo: Ma se qualcuno volesse essere cristiano in una società governata da un leader cosciente di Krishna, questa persona verrebbe punita?

Srila Prabhupada: Il padre non castiga sempre, ma solo quando il figlio fa qualcosa di sbagliato. Praticare la religione cristiana significa credere in Dio e rispettare i Suoi comandamenti. Un vero cristiano non sarebbe perseguitato in una società con una guida cosciente di Krishna.

Discepolo: Allora ai Cristiani sarebbe permesso di seguire la Bibbia?

Srila Prabhupada: Si. Seguire la Bibbia è certamente religione. Ma i Cristiani oggi non seguono le loro Scritture. La Bibbia dice: “Non uccidere”, ma essi stanno uccidendo milioni di mucche per mangiarne la carne. Che genere di cristianità è questa

Discepolo: Allora dovrebbero essere puniti.

Srila Prabhupada: Si, dovrebbero essere puniti. Questo è il dovere del re. Tu puoi seguire qualsiasi religione autentica e ricevere tutta la protezione di un governo cosciente di Krishna. Ma se non segui fedelmente la tua religione, devi essere corretto. Questo è il dovere del re. Un re non può importi di seguire una particolare fede religiosa, ma può ordinarti di seguire fedelmente quella scelta. Se non hai una religione, allora sei un animale e devi essere punito. Religione significa le istruzioni date da Dio (dharmam tu saksad bhagavatpranitam). Ed essere religioso significa obbedire a Dio e amarLo. Quindi non importa quale sia il percorso religioso attraverso cui hai compreso Dio. La cosa importante è che tu ami Dio e che tu rispetti i suoi comandamenti. Allora sei religioso. Ma se non conosci Dio – o se hai un qualsiasi Dio immaginario – allora devi imparare chi sia veramente Dio E se ti rifiuti di impararlo, devi essere punito.

Discepolo: Se qualcuno dice: “Io conosco Dio”, qual’è la prova per vedere se è vero?

Srila Prabhupada: La prova è che deve essere capace di spiegare Dio agli altri. Chiedigli: “Sai dire cosa è Dio?”.

Discepolo: “Dio è la forza che muove l’universo”

Srila Prabhupada: Allora questo dimostra che tu non conosci Dio. Chi c’è dietro questa forza Quando c’è una forza, ci deve essere una persona che ha la forza – che sta esercitando la forza. Chi è questa persona?

Discepolo: Io non ho una visione di questo tipo.

Srila Prabhupada: Allora impara da me chi è Dio. E se rifiuti, devi essere punito. Vedi, il re deve verificare che i cittadini siano coscienti di Dio. Questo è il suo dovere.

Discepolo: Allora un leader cosciente di Krishna deve essere come un padre.

Srila Prabhupada: Si. Questa qualità fu personalmente dimostrata dal Signore Ramacandra. Egli trattava i Suoi sudditi come figli ed essi consideravano il Signore Rama il loro padre. La relazione tra il re e i cittadini dovrebbe essere come quella tra padre e figli.

Discepolo: Il castigo che dà il re…

Srila Prabhupada: Questo viene impartito per amore, non per invidia. Castigare significa correggere. Se un cittadino si comporta male, deve essere corretto. Questo è il vero compito di Krishna nella società umana: castigare i miscredenti, proteggere le persone sante e stabilire i veri principi della religione. Questa è la missione di Dio, la Persona Suprema, nel mondo, e noi dobbiamo eseguire la Sua missione. I devoti coscienti di Krishna dovranno gradualmente occupare i posti di comando per correggere tutta l’intera società umana.

sabato 18 giugno 2022

"Srila Prabhupada dice che “il Signore accetta il motivo, non la pronuncia della lingua”. ……

 Prabhupada: Si, potete cantare preghiere in sanscrito, ma anche le preghiere in inglese possono essere pronunciate, perché il Signore accetta il motivo, non la pronuncia della lingua. Vuole vedere il motivo spirituale. Perfino se si perde qualcosa di effettivo nella traduzione, se il motivo è presente, non ci sarà nessuna differenza.


 

 

Ref. VedaBase: Lettera a Madhusudana, Los Angeles, 1 febbraio 1968

sabato 11 giugno 2022

"ERRARE E' UMANO" di Sua Divina Grazia Bhakti Raksaka Srila Sridhara Deva Goswami

Errare è umano. Errare è inevitabile per tutti noi, esseri imperfetti, ma nessuno desidera rimanere imperfetto. In ognuno di noi esiste un elemento animato che tende alla perfezione. Se così non fosse, non sentiremmo nessun desiderio. Certo, la nostra tendenza verso la perfezione è molto debole e limitata, anche se potremmo ottenere lo scopo ultimo in un attimo. La nostra capacità limitata e la tendenza alla perfezione aprono le porte alla guida di un guru. L’imperfetto non sarebbe tale se non avesse bisogno di aiuto. Il Perfetto non sarebbe tale se non potesse sostenere Se stesso o se non potesse aiutare gli altri spontaneamente. La guida alla perfezione o alla Verità Assoluta, perciò, è necessariamente una funzione dell’assoluto Sé, e l’agente divino attraverso il quale questa si manifesta è Sri Guru, la Guida Divina. Per un ricercatore della Verità Assoluta, la sottomissione al guru è inevitabile. Una classe di pensatori crede, comunque, che "laddove la ricerca scientifica sia possibile, perché una più alta conoscenza spirituale non può evolversi dal suo interno?" Queste persone sono ignoranti riguardo la natura più essenziale della conoscenza assoluta, ovvero che Egli solo è il Soggetto Assoluto, e che tutti noi, costituzionalmente, siamo solo un oggetto nei confronti della Sua visione onnisciente. È impossibile per l’occhio vedere la mente, perché l’occhio può avere una connessione con la mente solo quando quest’ultima gli presta attenzione. Similmente, la nostra connessione con la Conoscenza Assoluta dipende, per lo più, dal Suo dolce volere. Noi dobbiamo dipendere unicamente dal Suo agente, il nostro Maestro Spirituale, attraverso il quale piace donarSi. La società umana, con la sua cultura elevata, non è altro che una parte infinitesimale dell’Assoluto Dinamico. Come possiamo capire o sviluppare qualsiasi concezione della conoscenza spirituale dell’Infinito Incondizionato al di fuori del metodo di rivelazione diretto e positivo? Tutti i giganti intellettuali possono solo sentirsi dei pigmei al cospetto della Onnipotenza Onnisciente, la quale Si riserva il diritto di dare Se stessa solo attraverso i Suoi agenti. Per una nostra migliore conoscenza e sincerità, però, non dobbiamo abbandonarci a un falso agente. Nelle condizioni attuali non siamo di molto aiuto a noi stessi, perché allo stato presente siamo guidati soprattutto dai nostri precedenti samskara (natura acquisita). “Uccelli dalle stesse piume volano insieme”. Sebbene, generalmente, si sia sopraffatti dall’abitudine, esiste in una qualche misura la possibilità di una libera scelta, in modo particolare nella specie umana; la correzione, altrimenti, sarebbe impossibile e la punizione mera vendetta. La realtà può sostenere se stessa. La luce non necessita dell’oscurità per dar prova di sè. Il sole, da sé, può stabilire la propria supremazia su tutte le altre luci. Di fronte ad un occhio aperto e candido, il sad guru (la guida reale) risplende sopra tutti i professori. Sri Guru si manifesta soprattutto in due modi; dall’interno come direttore e dall’esterno come precettore. Entrambe le funzioni dell’Assoluto aiutano l’anima individuale, disciplinando la ricerca dello scopo assoluto. Nel nostro attuale stato caduto non siamo in grado di catturare correttamente le ingiunzioni della guida interna, così la manifestazione misericordiosa del precettore è il nostro solo aiuto e la nostra sola speranza. Allo stesso modo, però, è solo per la grazia del guru interno che possiamo riconoscere il vero precettore esterno e sottometterci ai Suoi santi piedi. Un discepolo autentico dovrebbe sempre essere consapevole che la sua più grande fortuna non è altro che un gentile sguardo del Signore Assoluto, non il diritto di esigere o l'esercizio di una prepotenza. Siamo costituzionalmente equipaggiati solo per essere dei validi recipienti del favore di Dio. Dovrebbe essere chiaro che l’anima individuale non potrà mai essere effettivamente come la Persona Suprema; nemmeno nel suo stato liberato o pienamente realizzato può essere ‘uno’ con il Signore. La concezione distorta del “tutt'uno” è stata introdotta dalla pigra indiscriminazione dell’Assoluta Personalità dall’orbita luminosa che ruota attorno alla Sua casa eterna, spirituale e beata. L’anima individuale, infatti, costituisce solo una parte di un particolare potere di medio valore del Signore Supremo, e come tale può essere convertita da entrambe le parti. L’anima individuale differisce dall’Entità Assoluta sia per qualità che per quantità ed è unicamente un’entità dipendente dall’Assoluto. In altri termini, il Signore Supremo Krishna è il Maestro e la jiva individuale è costituzionalmente Sua subordinata, ossia la Sua servitrice. Questa costante relazione è veramente salutare per la jiva. Il timore della schiavitù non trova un sostegno a causa della libera scelta e dell’immenso guadagno che se ne ricava. La libertà e l’individualità della jiva non sono compromesse dalla sottomissione al Bene Supremo, ma ne traggono profitto. La libertà e l’interesse individuale sono parti e particelle dell’Assoluto; Egli è la loro casa, così come un pesce è a casa nell’acqua o un animale in un’atmosfera salubre. La libertà, come tutte le altre qualità della Suprema Personalità, è illimitata e trascendentale. Tutte le entità sono armonizzate grazie alle sole funzioni parziali di queste qualità. Sri guru non è propriamente uguale al Signore Supremo, ma rappresenta pienamente l’essenza dell’intera potenza spirituale e incarna il più vasto ed eccellente servizio e favore del Signore. Essendo il Suo servitore più idoneo, è potenziato da Dio per reintegrare tutte quelle anime fuorviate, curando il loro stesso interesse. Il guru è il messaggero divino della speranza immortale e della gioia in questo mondo mortale e miserabile. Il suo avvento è l’evento più felice e auspicioso per le entità sofferenti, e può essere paragonato al sorgere della stella polare che può guidare il viaggiatore perduto nel deserto. Un gentile tocco della misericordiosa mano di Sri Guru fa cessare la pioggia incessante di lacrime da tutti gli occhi piangenti. Un patriota o un filantropo possono solo peggiorare il problema col loro frenetico e futile tentativo di alleviare le pene radicate in un’anima sofferente, così come un dottore sprovveduto rende un paziente sfortunato. Oh, quando questa povera anima realizzerà la grazia incondizionata di Sri Gurudeva!

                                                                                                   “The Harmonist”.1934

domenica 15 maggio 2022

"La Trasformazione di Abhay" (Srila Prabhupada).

Srila Bhaktisiddhanta e Srila Prabhupada

“Nonostante Abhay fosse attratto dal nazionalismo, qualcosa durante il breve incontro con Bhaktisiddhanta aveva fatto battere forte il suo cuore. Il loro colloquio non era durato tanto, forse un’ora; tuttavia, in quel breve lasso di tempo Bhaktisiddhanta era riuscito a confutare le teorie di Abhay secondo cui Dio occupava un posto di secondo piano rispetto alla politica e che l’indipendenza offriva una soluzione duratura ai mali dell’India. L’India soffriva a causa della mancanza di una rivoluzione spirituale, affermava Bhaktisiddhanta, e battersi per l’indipendenza politica non faceva altro che distrarre dall’unica vera e fondamentale campagna lanciata da Caitanya Mahaprabhu, quella di rimettere Dio al suo posto nel Creato. Il ruolo dei britannici era irrilevante; non soltanto l’India, ma l’intera umanità aveva bisogno di essere liberata.

In realtà, era accaduto qualcosa di più.

“Fu proprio durante il mio primo darshana”, o incontro, come scrisse Abhay più tardi, “che imparai ad amare”. Alla presenza del suo guru, alcuni tratti di Abhay, sviluppati grazie alla formazione vaisnava, tra i quali la compassione, la chiamata al servizio, la visione del divino nel cuore di ogni creatura terrena, si fusero. Non gli occorse una vita di sofferenza per prepararsi a tale epifania. Già a ventisei anni Abhay aveva visto del mondo materiale quanto bastava per capire che non era un luogo ospitale. Amava sua madre, ma il suo amore non poteva impedire che lei morisse. Amava la sua famiglia, ma nulla l’avrebbe tenuta in vita per sempre. Niente dura in questo mondo, ma l’anima non viene mai distrutta. Solamente allora, alla presenza di qualcuno che viveva al di fuori del tempo fisico, cominciò a intravedere le implicazioni che quella verità avrebbe significato per il mondo intero.

La trasformazione di Abhay nel più grande missionario moderno della storia che ha dedicato la sua vita al servizio di Krishna, non è avvenuta tutta in un istante, bensì durante un percorso di evoluzione che si è svolto nei successivi quarant’anni. Tuttavia, l’incontro con il suo guru fu fondamentale perché servì ad alzare il sipario sul resto della sua vita”.


Da “Uno Swami in terra straniera” di Joshua M.Greene


 

lunedì 9 maggio 2022

"Una nuova generazione di uomini santi"


“La visione vedica asserisce che la coscienza non è il prodotto di una combinazione chimica o di leggi fisiche, come la maggior parte delle scienze sperimentali sostiene, e Srila Prabhupada spronava i suoi studenti s essere fortemente assertivi su questo punto. Non mi sembra ci abbia mai incoraggiato ad essere pacifici o tranquilli. Al contrario, erano frequenti i riferimenti alla lotta contro maya (illusione), che consisteva nel lavorare diligentemente per smascherare la fallacia della convinzione che la coscienza ha un inizio o una fine. La vita, insisteva, è eterna.

Prabhupada portò a termine la sua missione durante gli anni Sessanta e Settanta, quando ci si aspettava che i maestri spirituali fossero pacifisti. Egli ribaltò tale credenza. Ad esempio, non si schierò contro la scienza, ma definì “diabolici” gli scienziati che presumevano di togliere Dio dalla creazione. Sono anche noti i suoi apprezzamenti nei confronti degli hippie riguardo la scelta di manifestare la loro insoddisfazione verso il consumismo. Condannava, infine, il governo statunitense per il fatto di inviare i giovani a morire sui campi di battaglia e di non riuscire a fornire loro una direzione spirituale. Una delle sue azioni più controverse fu quella di premiare i suoi studenti con l’Iniziazione Braminica, che fondamentalmente innalzava un’occidentale laico della “casta bassa” a sacerdote della “casta alta”, un’innovazione che fece adirare la gerarchia religiosa. Attraverso questo attivismo spirituale, pose le basi per una nuova generazione di uomini santi.

Da” Uno Swami in terra straniera”

di Joshua M. Greene (Yogesvara das)

martedì 26 aprile 2022

"Abbiamo creato moltissimi falsi padroni"

  

 

 Dr. Patel: L’altra mattina, quando quella giovane donna ti disse, “Pratico la medicina e servo la gente,” tu replicasti invariabilmente, “Sei una sciocca”.

Srila Prabhupada: Sì. Non sta servendo nessuno. Ovviamente, stando a quanto si dice, “tutti servono,” servono il denaro. Tutti servono, ma se non vengono pagati, niente servizio. Questo non è servizio. Nel mondo materiale ognuno serve qualcun altro, perché tutti sono servitori per natura.

Dr. Patel: Serve tutti.

Srila Prabhupada: No, no. Come dice il proverbio inglese, “Chi serve tutti non serve nessuno.” Il servizio è necessario in ogni caso. Non si può vivere senza servire; non è possibile. Tutti noi serviamo qualcuno, ma il risultato del servizio materiale è spiacevole. Prima ho citato l’esempio del Mahatma Gandhi, che rese un grande servizio e poi venne ucciso. Venne ucciso. Chi lo uccise non si fermò a pensare, “Oh, questo vecchio gentiluomo ci ha reso un grande servizio. Anche se non condivido le sue idee, come posso ucciderlo?” La gente è talmente ingrata, non è così? Puoi offrirle il servizio migliore e non sarà mai soddisfatta.

Dr. Patel: Il servizio di Gandhi – compiva il suo dovere prescritto.

Srila Prabhupada: No, non proprio. Innanzitutto definiamo il servizio. Che cos’è? Il servizio implica la presenza di un servitore e di un padrone. È lo scambio tra il servitore e il padrone, ma noi abbiamo creato moltissimi falsi padroni: la moglie, il capofamiglia, il capo di Stato, il presidente della Corte di giustizia, questo padrone e quell’altro. Non è così? E li serviamo. “Oh, è mio dovere, devo servirli.” Ma se chiedi a qualcuno di questi padroni se è soddisfatto, dirà, “Cos’hai fatto per me?”

Dr. Patel: Il padrone non sarà soddisfatto.

Srila Prabhupada: No, questi padroni auto-nominati non saranno mai soddisfatti e in realtà servendo loro cerchiamo di servire e soddisfare i nostri sensi. Servo mia moglie perché penso che soddisferà i miei sensi, quindi non servo lei ma i miei sensi. In ultima analisi, siamo servitori dei nostri sensi e di nessun altro. Questa è la nostra posizione materiale. Sì, in ultima analisi siamo servitori dei nostri sensi. Sono un servitore per natura, ma essendo condizionato dall’energia materiale, ora servo i miei sensi. Tuttavia, i miei sensi non sono indipendenti. Sono completamente dipendenti.

Per esempio, sto muovendo le mani, ma se il vero padrone delle mie mani, Krishna, le paralizzasse, non le muoverei più. Né posso rivitalizzare i centri nervosi delle mie mani; quindi, sebbene io mi ritenga il padrone delle mie mani, delle mie gambe e di tutto il resto, in realtà non lo sono. Il padrone è un altro. Uno dei tanti nomi di Krishna è Hrisikesa, “creatore e padrone dei sensi”. Per questa ragione dobbiamo offrire il nostro servizio a Krishna. Hrisikena hrisikesa-sevanam bhaktir ucyate: abbiamo cercato di servire i nostri sensi in tanti modi, ma se li usiamo al servizio del Padrone dei sensi, otteniamo la soddisfazione spirituale della bhakti, la devozione. Il servizio devozionale a Krishna è il vero servizio, non è un servizio ai sensi inerti ma al Padrone vivente dei sensi. È questa la vera soddisfazione. Sono dunque un servitore per natura, non posso diventare il padrone. La mia posizione è servire e se non servo il Padrone dei sensi, dovrò servire i sensi e restare insoddisfatto.

Dr. Patel: Ogni uomo deve comunque adempiere i propri doveri prescritti verso la moglie, la famiglia, la nazione e il governo.

Srila Prabhupada: Sì.

Dr. Patel: Abbiamo corpi e sensi diversi, che determinano doveri diversi. Una persona agirà nel ruolo di sacerdote o insegnante, un’altra amministrerà e si occuperà dell’assetto militare, un’altra ancora farà l’operaio o l’artigiano. Quando tutti questi doveri sono svolti in modo disinteressato, sono validi quanto la devozione a Dio.

Srila Prabhupada: No, no. Il distacco dai frutti dell’azione non è sufficiente. Occorre fare di più. Bisogna dare i frutti a Krishna, dare a Krishna il risultato dei doveri prescritti. Se guadagni un milione di dollari, non lo tenere per te e non sprecarlo per la tua famiglia. Dai i frutti a Krishna. Questo è vero servizio. Tu fai il medico; dai il tuo guadagno a Krishna, così diventerai perfetto. Dobbiamo solo assicurarci che Krishna sia soddisfatto delle nostre azioni. Egli dice yat karosi: “Non importa quello che fai”. Tat kurusva madarpanam: “Offri tutto a Me.” [Srila Prabhupada ride] Ma la gente dice, “No, no, Signore, ti servo, ma i soldi restano nelle mie tasche.”

Dr. Patel: Tutto appartiene a Krishna. Come puoi offrirGli qualcosa? Anche solo una foglia?

Srila Prabhupada: Oh sì, sì. Come fanno questi ragazzi e queste ragazze, che hanno dato la loro vita. Non chiedono soldi: “Caro signore, dacci un po’ di soldi per andare al cinema.” Offrono il loro servizio e danno tutto. Non sono poveri, guadagnano, ma è tutto per Krishna. Se dividi la tua entrata, destinandone una parte a Krishna e una alla tua gratificazione dei sensi, allora Krishna dice ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham: “Nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso.”

Se spendi il cento per cento della tua energia per Krishna, Krishna è tuo al cento per cento. Se invece spendi per Lui l’uno per cento, è tuo solo all’uno per cento. Risposta proporzionale. Il nostro Movimento si è diffuso nel mondo perché abbiamo ragazzi e ragazze che hanno dedicato ogni cosa a Krishna. Per questa ragione si è espanso così rapidamente. Non pensano a loro stessi, ma solo a servire Krishna. Samsiddhir haritosanam: la perfezione più alta è soddisfare Dio, la Persona Suprema.

 

lunedì 25 aprile 2022

"Uguaglianza, Varnasrama e Trascendenza" di Swami B.V. Tripurari Maharaja



Il varnasrama si occupa di etica e moralità, che non costituiscono la vita spirituale propriamente detta. Quindi, impegnarsi nel varnasrama non è l'obiettivo della vita. Quando ci occupiamo di accertare l'obiettivo finale, molte cose verranno rifiutate, anche se possono avere una qualche utilità nel realizzare l'obiettivo. L'utilità del varnasrama consiste nell’invito a situarsi sotto l'influenza di sattva-guna, l’influenza della virtù. Quando comprendiamo la nostra realtà psicosomatica, siamo meglio attrezzati per condurre una vita equilibrata e perseguire l'ideale spirituale. In questa misura il varnasrama, o meglio, lo spirito e l'essenza di questo sistema, ha valore in relazione allo scopo della vita. 
 
Nella terminologia della Gita, una persona psicologicamente ben situata è una persona consapevole della particolare influenza che i guna (le influenze della natura materiale) esercitano sulla sua psiche e agisce tenendo conto di queste influenze. Indipendentemente da quali guna si è prevalentemente influenzati, questa consapevolezza di base è essa stessa un’influenza di sattva-guna, che governa sottilmente il sistema sociale varnasrama della Gita. Nella visione della Gita, il primo passo essenziale nella virtù consiste nel collocarsi nel proprio dovere prescritto, un dovere che corrisponde alla propria psicologia. Una volta posizionato correttamente, si sperimenta un senso di armonia con il proprio sé materialmente condizionato, che rende possibile la coltivazione di altri aspetti della virtù. 
 
Coloro le cui azioni non sono determinate in considerazione della loro psicologia, saranno sbilanciati e cadranno più facilmente preda delle influenze della passione e dell'ignoranza. Allo stesso tempo, anche sattva stesso dovrà essere trasceso, perché impedisce di raggiungere la massima libertà nell'unione amorevole con Dio. Sotto la sua influenza si rimane spesso prigionieri della tradizione religiosa, piuttosto che realizzare il messaggio essenziale della tradizione. 

Coloro la cui psiche è predominata da sattva possono, in misura corrispondente, perseguire direttamente e naturalmente la vita trascendentale, mentre coloro che sono dominati da rajo-guna (l’influenza della passione) e tama-guna (l’influenza dell’ignoranza) troveranno questo percorso più difficile. Per queste persone, sebbene possano progredire in senso assoluto, possono sorgere problemi relativi a disfunzioni psicologiche, e creare alcuni impedimenti. 
Questa nozione dei guna e della loro relazione con la cultura spirituale e il benessere psicologico si adatta bene alla psicologia transpersonale. In questo modello, la necessità di diventare una persona psicologicamente ben adattata è considerata un prerequisito o una disciplina parallela, intesa a completare la cultura spirituale vera e propria. 
 
Nell'interesse di "stabilire il varnasrama" dovremmo prendere in considerazione la misura con la quale la società moderna gravita verso una sorta di integrazione sociale piuttosto che verso la segregazione sociale coinvolta nel varnasrama. Dovremmo dare uno sguardo essenziale a questa tendenza moderna, trovarne il valore e adeguare il nostro agire considerando questo valore, sostenendo qualcosa che non va radicalmente contro la corrente dei nostri tempi, ma che soddisfi l'essenza del varnasrama
 
L'umanità sembra gravitare verso il terreno comune della nostra specie come esseri umani, piuttosto che percepire differenze di razza, sesso, credo, ecc. Questo ha valore, ma l'uguaglianza e la realizzazione, propriamente intese, non sono raggiungibili nel regno della morale. L'umanesimo e la moralità non possono mai appagare l'anima. Né la moralità può realizzare il proprio ideale di una società umana perfetta e rimanere vitale, perché la moralità stessa dipende dall'avere una società bisognosa di morale. Una società perfetta non ha bisogno di moralità. La vita spirituale trascende il varnasrama
 
L'uguaglianza di opportunità e di rappresentanza, il cuore della democrazia, appartiene al regno dell'anima. La pratica spirituale comune per tutti per realizzare questa uguaglianza è cantare i nomi di Dio. Per farlo in modo pacifico e progressivo, sarà utile svilupparsi in termini di essere individui ben adattati (sattva-guna). Sebbene ciò possa avvenire attraverso la cultura diretta della vita spirituale (ceto darpana marjanam, che significa pulire lo specchio della mente), in pratica troviamo che molte persone dopo anni di cantilenamento non hanno sviluppato questo cuore pulito, che è rappresentativo dell'influenza di sattva
Quindi la necessità è daiva-varnasrama, varnasrama per i devoti. Il vero cuore del varnasrama consiste nel facilitare lo sviluppo di questo essere umano ben situato e integrato, che si sviluppa dall'essere consapevole della propria realtà psicosomatica. Questo a sua volta faciliterà la cultura spirituale. 
 
In altre parole, il principio del varnasrama, basato sulla considerazione dei guna, è universale. Non è necessario limitarsi a un'espressione letterale di questa universalità relativa ai tempi passati. Dopotutto, è materiale. Riguarda il regno della relatività: moralità ed etica. Il suo valore risiede in definitiva nella sua difesa di una realtà assoluta che la trascende. Moksa, la liberazione, lo rende del tutto privo di significato, mentre prema, il puro amore per Dio, lo impiega superficialmente nel lila.
 
Se il varnasrama non viene compreso in questa luce, c'è poca speranza di realizzare la nostra uguaglianza o di stabilire una sorta di varnasrama oggi, anche nella società dei devoti, e molto meno nella società umana.

domenica 24 aprile 2022

"IL TESORO NASCOSTO"

 

A proposito della ricerca del fine supremo della vita, Caitanya Mahaprabhu racconta un aneddoto tratto dal commento di Madhva al quinto Canto dello Srimad-Bhagavatam (Madhva-bhasya, 5.5.10-13). La storia racconta che l’astrologo Sarvajna aveva offerto i suoi insegnamenti a un povero che era andato da lui per farsi predire il futuro. Esaminando l’oroscopo dell’uomo, Sarvajna fu stupito di vederlo così povero e gli disse: “Ma perché sei così infelice? Vedo dal tuo oroscopo che possiedi un tesoro nascosto, ereditato da tuo padre. L’oroscopo dice pero’ che tuo padre non ha potuto comunicarti il segreto, perché è morto in un paese straniero, ma ora tu puoi cercare il tesoro lasciato da tuo padre ed essere felice.” Questa storia è citata per indicare che l’essere individuale soffre perché non conosce il tesoro nascosto del suo Padre supremo, Krishna. Questo tesoro e’ l’amore per Dio, e tutte le Scritture vediche consigliano all’anima condizionata di cercarlo. Come e’ affermato nella Bhagavad-gita, l’anima condizionata, pur essendo figlia dell’infinitamente ricco, Dio, la Persona Suprema, non se ne rende conto. Per questa ragione gli sono state date le Scritture vediche, al fine di aiutarla a ritrovare suo Padre e la sua eredità. L’astrologo Sarvajna consigliò ancora il povero: “Non scavare a sud della tua casa per trovare il tesoro nascosto, altrimenti sarai attaccato da una vespa velenosa e rimarrai deluso. Dovrai cercare a oriente, dove c’è la vera luce, il servizio devozionale, la coscienza di Krishna. A sud si trovano i rituali menzionati dalle Scritture vediche, a occidente la conoscenza empirica speculativa, e a nord lo yoga della meditazione.” Tutti devono considerare attentamente il consiglio di Sarvajna. Chi cerca lo scopo supremo attraverso le cerimonie rituali rimarrà deluso. Questo metodo comprende la celebrazione di riti sotto la guida di un sacerdote che riceve uncompenso per il suo servizio. L’uomo pensa di poter raggiungere la felicita’ compiendo questi riti, ma anche se ne trae qualche guadagno, si tratta di un guadagno temporaneo. Le sue sofferenze materiali continueranno. Non riuscirà mai quindi a essere veramente felice seguendo le pratiche rituali, anzi, le sue sofferenze materiali aumenteranno sempre più. Scavare a nord per cercare il tesoro nascosto è un’allegoria che indica la ricerca spirituale attraverso il metodo di meditazione yoga. Chi pratica questo metodo si considera uno con il Signore Supremo, ma il fatto di fondersi nel Supremo è per l’essere individuale come essere ingoiati da un grosso serpente. Qualche volta un grosso serpente ingoia un serpente più piccolo, e il fondersi nell’esistenza spirituale del Supremo non e’ molto differente. Il serpente più piccolo che cerca la perfezione è divorato da quello più grosso, e questa non e’ ovviamente una soluzione. Anche sul lato occidentale c’è un ostacolo nella forma dello yaksa, lo spirito maligno che protegge il tesoro. Il fatto è che il tesoro nascosto non potrà essere raggiunto da una persona che cerca il favore dello yaksa per farselo consegnare. Il risultato sarà soltanto quello di farsi uccidere. Questo yaksa rappresenta la mente dedita alla speculazione, e in questo caso il metodo speculativo per raggiungere la realizzazione del sé, detto jnana, è un proposito suicida. L’unica possibilità consiste dunque nel cercare il tesoro nascosto scavando sul lato orientale con il metodo del servizio devozionale, in piena coscienza di Krishna. In verità, il metodo del servizio devozionale è l’eterno tesoro nascosto, e chi lo raggiunge diventa eternamente ricco. Chi è povero di servizio devozionale da offrire a Krishna ha sempre bisogno di guadagni materiali. Talvolta subisce i morsi di creature velenose, talvolta resta deluso; talvolta perde la propria identità seguendo la filosofia del monismo, o viene ingoiato da un grosso serpente. Soltanto lasciando tutto questo e diventando stabile nella coscienza di Krishna, il servizio devozionale offerto al Signore, si raggiunge la perfezione della vita.


La Sofferenza Umana e l'Ingiustizia di Dio

 



Questa conversazione tra Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e l'assistente sociale Ashoka Chugani si svolse a Bombay, India.

Sig. Chugani: Mi sono reso conto che questo vostro movimento per la Coscienza di Krishna sta dando in India un contributo molto prezioso. Probabilmente voi saprete anche del nostro successo. Stiamo facendo in modo di poter effettuare interventi agli occhi a favore di molti abitanti della zona di Bombay che ne hanno grande necessità. Siamo attrezzati per 5.200 pazienti.

Srila Prabhupada: Noi seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. La Bhagavad-gita non insegna che per aiutare la gente occorre prendersi cura dei loro occhi. Krishna non ci insegna questo tipo di filosofia nella Bhagavad-gita. E' una vostra idea. Noi invece seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. Questa è la differenza fra il vostro lavoro e il nostro. Il nostro programma consiste, piuttosto che curare solo gli occhi delle persone, nel dare loro la vera cura. Se si dà a una persona la Coscienza di Krishna, questa non dovrà più rinascere in questo mondo materiale. Il che significa non avere più questo corpo materiale, non avere più occhi, non avere più malattie. Questo è la vera cura contro la sofferenza.

Qualcuno si prende cura degli occhi, altri si prendono cura dello stomaco, dei denti o di qualcos'altro... Ma questo non risolve il problema. Il vero problema, come dice la Bhagavad-gita, è janma-mrityu-jara-vyadi: nascita, morte, vecchiaia e malattia. Dato che sei nato, hai questi occhi e così puoi avere malattie agli occhi. Nascita, morte, vecchiaia e malattia: avendo accettato di nascere, devi anche accettare la vecchiaia, la malattia e la morte. Gli ospedali possono offrire un sollievo temporaneo, ma non è una soluzione definitiva. La soluzione è porre fine alla nascita, alla morte, alla vecchiaia e alla malattia. Se si giunge a questa soluzione, non ci saranno più problemi agli occhi, mai più. Supponiamo che un ammalato vada dal dottore per farsi curare. I suoi sintomi a volte sono mal di testa, a volte male agli occhi, a volte mal di stomaco. Ora, se il medico desse medicine solo contro i sintomi, sarebbe una cura? No. Quest'uomo ha una malattia e, se si cura la malattia, automaticamente verranno curati i sintomi.

Allo stesso modo, tutti in questo mondo materiale soffrono per le ripetute nascite e morti. Ma la Bhagavad-gita dà la vera cura: come non nascere di nuovo in questo mondo materiale. Krishna ci consiglia nella Bhagavad-gita di tollerare questa sofferenza temporanea. Proprio come il corpo non è permanente, così anche le malattie non sono permanenti. Bisogna tollerare la temporanea sofferenza e risolvere il vero problema: dobbiamo fermare il ripetersi delle nascite e delle morti. Ma la gente non sa che nascita e morte possono essere fermate e così si impegnano a risolvere i loro problemi temporanei. La Bhagavad-gita spiega in che modo, nel lasciare il corpo al momento della morte, si può tornare a casa, tornare a Krishna: tyaktva deham punar janma naiti mam eti. Basta con le nascite in questo mondo materiale: questa è la vera cura a tutte le sofferenze.

Sig. Chugani: E per quanto riguarda il problema della fame? Noi stiamo lavorando per risolvere...

Srila Prabhupada: La fame? Questo non è un problema. I Veda dicono: nityo nityanam cetanas cetananam - eko bahunam yo vidadhati kaman. Dio provvede perfettamente al cibo per tutti gli esseri viventi. Se a qualcuno manca del cibo non è che una benedizione. E' un piano di Dio per correggerlo. Supponiamo che un bambino sia ammalato e che suo padre non gli dia da mangiare. Non si tratta di soffrire la fame ma di ricevere una benedizione dal proprio padre. E' una cura. Perché il bambino dovrebbe lamentarsi? Il cosiddetto problema della fame non è che un'invenzione della mente. Ma noi non inventiamo niente, noi prendiamo la nostra conoscenza dalle scritture. Tat te 'nukampam susamiksamano bhunjana evatmakrtam vipakam: se un devoto del Signore soffre la fame, non si lamenta.

La considera una benedizione: "Ho fatto qualcosa di male così Dio mi ha messo in difficoltà. Non è che una Sua benedizione". Questo è il nostro modo di vedere, queste sono le scritture. La gente fa spesso questa domanda: "Come può Dio essere duro con alcuni e generoso con altri? E' un'ingiustizia". Dio è buono ma la gente non Lo capisce. Quando manca l'intelligenza, quando si vede che la gente soffre la fame si dice che Dio non è buono. Ma il fatto è che siete voi a non essere buoni. Ognuno soffre per colpa propria. Così un devoto vede la sofferenza come una benedizione di Krishna e poiché il devoto pensa in questo modo, la sua liberazione è garantita (muktipade sa dayabhak).

Sig. Chugani: Le vie del Signore sono difficili per noi da capire. Sembrano proprio ingiuste.

Srila Prabhupada: In realtà voi non credete in Dio. E questo è il vero problema. Voi credereste in Dio solo se Dio fosse un vostro servitore o fosse pronto a soddisfare i vostri ordini. Uno dei miei confratelli, dalla Germania, mi ha detto che nella seconda guerra mondiale, quando i tedeschi andarono a combattere, tutte le donne furono lasciate a casa. Così le donne andavano in chiesa a pregare Dio affinché i loro mariti, i loro padri e i loro figli tornassero a casa. Ma nessuno di loro tornò e tutte diventarono atee.

"Ah, è inutile andare in chiesa! Ho pregato così tanto per mio marito ma non è ritornato. E' inutile". Così questo è il loro modo di comprendere Dio. Quando fu dichiarata la guerra nessuno consultò Dio. Ma quando i loro mariti stavano per andare a morire allora si rivolsero a Lui. Ordinarono a Dio di far tornare i loro mariti incolumi. "Dio non l'ha fatto tornare a casa. Quindi Dio è ingiusto e quindi non siamo interessate a Dio". E anche qui si ha questa attitudine: quando le persone si comportano in modo peccaminoso, Dio non viene mai consultato. Ma quando soffrono, allora piangono davanti a Dio e, se non esegue i loro ordini, diventano tutti atei. "Dio è ingiusto!" dicono. E questo succede perché sono dei mascalzoni!

sabato 30 ottobre 2021

"Educarsi non vuol dire informarsi"

 

Solamente per cantare un po', mangiare un po' di Prasadam, partecipare al darshana delle Divinità, offrirle un poco di adorazione, fare un poco di servizio, si potrà ottenere la più sublime meta dell’esistenza. È una cosa da non credere, perché se veramente ci credessimo, lo metteremmo in pratica. Lo metteremmo in pratica molto intensamente, lo prenderemmo molto sul serio, ma per prenderlo sul serio occorre ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare; questo significa educarsi. Educarsi non significa informarsi, ma significa trasformarsi, e trasformarsi significa applicare la conoscenza, applicare ciò che si è compreso, ciò che si è capito. Non è che io seguo una cosa e ne pratico un’altra; a cosa servirebbe? Se so che due più due fa quattro, ma quando lo metto in pratica affermo che fa cinque, tutto il risultato è sbagliato. Quindi, ho la conoscenza ed ho l’informazione; l’informazione è per la formazione, e così dobbiamo applicare la formazione. Applicare la conoscenza affinché ci sia formazione. Se non applichiamo la conoscenza per ottenere una formazione, allora non saremo formati dalla conoscenza, ma continueremo ad essere formati da Maya, continueremo ad essere formati dai nostri capricci, formati dalla nostra mente.

di

Srila Bhaktikavi Atulananda Swami

giovedì 14 ottobre 2021

"Costretti ad Inchinarci" di S.D.G.Bhaktivedanta Swami Prabhupada

 

La seguente conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta
Swami Prabhupada e un ospite si è svolta nel settembre del 1968
al Centro Hare Krishna di Seattle

 

Ospite: Puoi spiegare che cosa è la sottomissione?

Srila Prabhupada: Sottomissione? Sì è semplice. Tutti devono essere sottoposti a qualcun altro. Tu non sei sottoposto a qualcuno?

Ospite: A livello materiale sì, ma spiritualmente non mi sento subordinato a nessuno.

Srila Prabhupada: Se comprendi il significato della vita spirituale, capirai che anche tu sei subordinato perché la tua natura è di essere subordinato. Che cosa intendi per spirituale e materiale?

Ospite: Bene, per esempio nel lavoro sono sottoposto al mio capo, ma per quanto riguarda il mio vero essere, quello spirituale, non mi sento sottoposto al mio capo né a nessun altro. In altre parole, non sento di dovermi inchinare davanti a nessuno, né che qualcun altro debba inchinarsi davanti a me.

Srila Prabhupada: Perché non vuoi inchinarti?

Ospite: Perché penso che non devo niente a nessuno, né che qualcuno mi debba qualcosa.

Srila Prabhupada: Ecco, è proprio questa la malattia materiale. Siamo obbligati ad inchinarci, tuttavia pensiamo di non doverlo fare. Questa è la malattia.

Ospite: Nessuno può costringermi ad inchinarmi.

Srila Prabhupada: Cerca di capire. Dici di non volerti inchinare — è giusto?

Ospite: Sì, fondamentalmente è vero.

Srila Prabhupada: Perché?

Ospite: Perché non mi sento inferiore a nessuno.

Srila Prabhupada: Questa è la malattia dell’esistenza materiale. Hai diagnosticato la tua malattia. Tutti pensano: “Voglio essere il padrone. Non voglio inchinarmi.” Tutti pensano così. Non sei il solo ad avere questa malattia; tutti hanno questa mentalità malata: “Perché devo inchinarmi? Perché devo essere sottoposto?” La natura però mi costringe ad essere sottoposto. Ora, perché le persone muoiono? Sai rispondere a questa domanda?

Ospite: Perché le persone muoiono?

Srila Prabhupada: Sì, nessuno vuole morire, eppure tutti muoiono. Perché?

Ospite: Sì, la morte è una realtà biologica.

Srila Prabhupada: Questo significa che la biologia è una forza! Tu sei sottoposto alla biologia. Allora perché dici di essere indipendente?

Ospite: Sì, sento di esserlo.

Srila Prabhupada: Ti sbagli. Questo è il punto. Tu sei sottoposto alla biologia e devi inchinarti. Quando viene la morte non puoi dire: “Oh, io non ti obbedisco.” Perciò tu non sei indipendente.

Ospite: Sì, io sono subordinato a Dio.

Srila Prabhupada: No, per ora lascia da parte Dio. Dio è molto lontano. Ora stiamo parlando della natura materiale. Cerca di capire che sebbene tu non voglia morire, sei costretto a morire perché non sei indipendente.

Ospite: Oh, sì, questo va bene.

Srila Prabhupada: Allora puoi comprendere la tua posizione di essere subordinato. Non puoi affermare: “Sono libero; sono indipendente.” Se pensi di non voler essere subordinato, di non doverti inchinare, allora sei malato.

Ospite: Va bene. Ma a chi o a che cosa dovrei inchinarmi?

Srila Prabhupada: Prima di tutto cerca di capire bene qual è la tua malattia. Poi ti prescriveremo la medicina. T’inchini alla morte, t’inchini alla malattia, t’inchini alla vecchiaia — t’inchini davanti a moltissime cose. Sei costretto ad inchinarti, tuttavia pensi ancora: “Non posso inchinarmi; non mi piace inchinarmi.” Però devi inchinarti. Perché dimentichi la tua posizione? Questa dimenticanza è la tua malattia. Il passo successivo è capire che poiché sei costretto ad inchinarti, devi trovare il modo di essere felice anche inchinandoti. E questo è Krishna. Dovrai continuare ad inchinarti, perché sei fatto per questo, ma se t’inchini a Krishna e al rappresentante di Krishna, sarai felice. Questa è la differenza.

Se non t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai costretto ad inchinarti a qualcos’altro, a maya [la natura materiale di Krishna]. Questa è la tua posizione. Non sarai mai libero. Se invece t’inchini a Krishna e al Suo rappresentante, sarai felice. Per esempio, un bambino s’inchina sempre davanti ai suoi genitori ed è felice. Sua madre dice: “Mio caro figlio, per piacere vieni a sederti qui.” “Sì,” dice il bambino ed è felice. Questa è la natura della relazione del bambino con sua madre. Nello stesso modo Krishna e il Suo rappresentante sono come genitori amorevoli e noi siamo come bambini indifesi nelle grinfie di maya. Se invece c’inchiniamo davanti a loro saremo salvi e felici. Perciò non puoi evitare d’inchinarti — non è possibile. Devi solo trovare le persone adatte a cui inchinarti. Questo è tutto. Se pensi artificiosamente: “Non m’inchinerò davanti a nessuno; sono indipendente,” allora soffrirai. Devi inchinarti soltanto davanti alle persone giuste — cioè a Krishna e al Suo rappresentante.

"La Sofferenza Umana e l'Ingiustizia di Dio" di S.D.G. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

 


Questa conversazione tra Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e l'assistente sociale Ashoka Chugani si svolse a Bombay, India.

Sig. Chugani: Mi sono reso conto che questo vostro movimento per la Coscienza di Krishna sta dando in India un contributo molto prezioso. Probabilmente voi saprete anche del nostro successo. Stiamo facendo in modo di poter effettuare interventi agli occhi a favore di molti abitanti della zona di Bombay che ne hanno grande necessità. Siamo attrezzati per 5.200 pazienti.

Srila Prabhupada: Noi seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. La Bhagavad-gita non insegna che per aiutare la gente occorre prendersi cura dei loro occhi. Krishna non ci insegna questo tipo di filosofia nella Bhagavad-gita. E' una vostra idea. Noi invece seguiamo la Bhagavad-gita così com'è. Questa è la differenza fra il vostro lavoro e il nostro. Il nostro programma consiste, piuttosto che curare solo gli occhi delle persone, nel dare loro la vera cura. Se si dà a una persona la Coscienza di Krishna, questa non dovrà più rinascere in questo mondo materiale. Il che significa non avere più questo corpo materiale, non avere più occhi, non avere più malattie. Questo è la vera cura contro la sofferenza.

Qualcuno si prende cura degli occhi, altri si prendono cura dello stomaco, dei denti o di qualcos'altro... Ma questo non risolve il problema. Il vero problema, come dice la Bhagavad-gita, è janma-mrityu-jara-vyadi: nascita, morte, vecchiaia e malattia. Dato che sei nato, hai questi occhi e così puoi avere malattie agli occhi. Nascita, morte, vecchiaia e malattia: avendo accettato di nascere, devi anche accettare la vecchiaia, la malattia e la morte. Gli ospedali possono offrire un sollievo temporaneo, ma non è una soluzione definitiva. La soluzione è porre fine alla nascita, alla morte, alla vecchiaia e alla malattia. Se si giunge a questa soluzione, non ci saranno più problemi agli occhi, mai più. Supponiamo che un ammalato vada dal dottore per farsi curare. I suoi sintomi a volte sono mal di testa, a volte male agli occhi, a volte mal di stomaco. Ora, se il medico desse medicine solo contro i sintomi, sarebbe una cura? No. Quest'uomo ha una malattia e, se si cura la malattia, automaticamente verranno curati i sintomi.

Allo stesso modo, tutti in questo mondo materiale soffrono per le ripetute nascite e morti. Ma la Bhagavad-gita dà la vera cura: come non nascere di nuovo in questo mondo materiale. Krishna ci consiglia nella Bhagavad-gita di tollerare questa sofferenza temporanea. Proprio come il corpo non è permanente, così anche le malattie non sono permanenti. Bisogna tollerare la temporanea sofferenza e risolvere il vero problema: dobbiamo fermare il ripetersi delle nascite e delle morti. Ma la gente non sa che nascita e morte possono essere fermate e così si impegnano a risolvere i loro problemi temporanei. La Bhagavad-gita spiega in che modo, nel lasciare il corpo al momento della morte, si può tornare a casa, tornare a Krishna: tyaktva deham punar janma naiti mam eti. Basta con le nascite in questo mondo materiale: questa è la vera cura a tutte le sofferenze.

Sig. Chugani: E per quanto riguarda il problema della fame? Noi stiamo lavorando per risolvere...

Srila Prabhupada: La fame? Questo non è un problema. I Veda dicono: nityo nityanam cetanas cetananam - eko bahunam yo vidadhati kaman. Dio provvede perfettamente al cibo per tutti gli esseri viventi. Se a qualcuno manca del cibo non è che una benedizione. E' un piano di Dio per correggerlo. Supponiamo che un bambino sia ammalato e che suo padre non gli dia da mangiare. Non si tratta di soffrire la fame ma di ricevere una benedizione dal proprio padre. E' una cura. Perché il bambino dovrebbe lamentarsi? Il cosiddetto problema della fame non è che un'invenzione della mente. Ma noi non inventiamo niente, noi prendiamo la nostra conoscenza dalle scritture. Tat te 'nukampam susamiksamano bhunjana evatmakrtam vipakam: se un devoto del Signore soffre la fame, non si lamenta.

La considera una benedizione: "Ho fatto qualcosa di male così Dio mi ha messo in difficoltà. Non è che una Sua benedizione". Questo è il nostro modo di vedere, queste sono le scritture. La gente fa spesso questa domanda: "Come può Dio essere duro con alcuni e generoso con altri? E' un'ingiustizia". Dio è buono ma la gente non Lo capisce. Quando manca l'intelligenza, quando si vede che la gente soffre la fame si dice che Dio non è buono. Ma il fatto è che siete voi a non essere buoni. Ognuno soffre per colpa propria. Così un devoto vede la sofferenza come una benedizione di Krishna e poiché il devoto pensa in questo modo, la sua liberazione è garantita (muktipade sa dayabhak).

Sig. Chugani: Le vie del Signore sono difficili per noi da capire. Sembrano proprio ingiuste.

Srila Prabhupada: In realtà voi non credete in Dio. E questo è il vero problema. Voi credereste in Dio solo se Dio fosse un vostro servitore o fosse pronto a soddisfare i vostri ordini. Uno dei miei confratelli, dalla Germania, mi ha detto che nella seconda guerra mondiale, quando i tedeschi andarono a combattere, tutte le donne furono lasciate a casa. Così le donne andavano in chiesa a pregare Dio affinché i loro mariti, i loro padri e i loro figli tornassero a casa. Ma nessuno di loro tornò e tutte diventarono atee.

"Ah, è inutile andare in chiesa! Ho pregato così tanto per mio marito ma non è ritornato. E' inutile". Così questo è il loro modo di comprendere Dio. Quando fu dichiarata la guerra nessuno consultò Dio. Ma quando i loro mariti stavano per andare a morire allora si rivolsero a Lui. Ordinarono a Dio di far tornare i loro mariti incolumi. "Dio non l'ha fatto tornare a casa. Quindi Dio è ingiusto e quindi non siamo interessate a Dio". E anche qui si ha questa attitudine: quando le persone si comportano in modo peccaminoso, Dio non viene mai consultato. Ma quando soffrono, allora piangono davanti a Dio e, se non esegue i loro ordini, diventano tutti atei. "Dio è ingiusto!" dicono. E questo succede perché sono dei mascalzoni!